Palermo 22 luglio 2026 – Fincantieri: aperta la procedura di cassa integrazione per le giornate di caldo a Palermo segnate dal bollino rosso. Ad accogliere con favore l’apertura della procedura
sono la Fiom Cgil Palermo e la Rsu Fiom
Fincantieri Palermo. La cassa integrazione è scattata al termine di tre giornate di fermo delle attività, dal pomeriggio di lunedì fino alla mattinata di oggi: le proibitive condizioni climatiche hanno reso impossibile proseguire le attività lavorative in sicurezza.
”Lavoratori e lavoratrici del cantiere, insieme alla Rsu Fiom, hanno scelto responsabilmente di sospendere le lavorazioni per tutelare la salute e la sicurezza – afferma il segretario generale Fiom
”Lavoratori e lavoratrici del cantiere, insieme alla Rsu Fiom, hanno scelto responsabilmente di sospendere le lavorazioni per tutelare la salute e la sicurezza – afferma il segretario generale Fiom
Palermo e Sicilia Francesco Foti assieme alle Rsu Fiom Marco Biondo e Serafino Biondo – Ancora una volta è stata la responsabilità collettiva di chi lavora a dimostrare che la tutela della vita viene prima di qualsiasi esigenza produttiva. Abbiamo sostenuto fin dall’inizio una posizione chiara: i costi dell’emergenza climatica non possono ricadere sui lavoratori e sulle lavoratrici”.
Per questa ragione, già nella giornata di ieri, la Rsu Fiom ha respinto e non sottoscritto l’accordo, firmato invece dalle altre Rsu presenti nello stabilimento, che prevedeva di coprire le ore di fermo attraverso l’utilizzo di permessi o
recuperi. “Riteniamo infatti inaccettabile – aggiungono Foti e le Rsu Fiom – che giornate nelle quali non è possibile lavorare in sicurezza vengano pagate da chi lavora con ferie, permessi o altri istituti contrattuali. Quando il caldo rende impossibile lo svolgimento delle attività, devono essere attivati gli strumenti di sostegno al reddito previsti, a partire dalla cassa integrazione”.
Questa vicenda, per la Fiom dimostra anche che, nei luoghi di lavoro dove esistono “rappresentanze sindacali forti e lavoratori e lavoratrici capaci di autoorganizzarsi”, è possibile conquistare tutele concrete. “Ma i diritti – continuano Francesco Foti, Serafino Biondo e Marco Biondo – non possono dipendere esclusivamente dalla forza di un cantiere o dalla capacità di mobilitazione di chi vi lavora. Non tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici si trovano nelle stesse condizioni. Per questo chiediamo al governo e alle istituzioni un intervento immediato. La crisi climatica è ormai un dato strutturale e non può essere affrontata con circolari episodiche o soluzioni improvvisate. Servono norme chiare, vincolanti e uniformi, che stabiliscano quando le attività devono essere sospese, garantiscano automaticamente gli ammortizzatori sociali e impediscano che il prezzo degli eventi climatici estremi venga scaricato ancora una volta su chi lavora”.
Questa vicenda, per la Fiom dimostra anche che, nei luoghi di lavoro dove esistono “rappresentanze sindacali forti e lavoratori e lavoratrici capaci di autoorganizzarsi”, è possibile conquistare tutele concrete. “Ma i diritti – continuano Francesco Foti, Serafino Biondo e Marco Biondo – non possono dipendere esclusivamente dalla forza di un cantiere o dalla capacità di mobilitazione di chi vi lavora. Non tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici si trovano nelle stesse condizioni. Per questo chiediamo al governo e alle istituzioni un intervento immediato. La crisi climatica è ormai un dato strutturale e non può essere affrontata con circolari episodiche o soluzioni improvvisate. Servono norme chiare, vincolanti e uniformi, che stabiliscano quando le attività devono essere sospese, garantiscano automaticamente gli ammortizzatori sociali e impediscano che il prezzo degli eventi climatici estremi venga scaricato ancora una volta su chi lavora”.







